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Comunicare con i sordi, dall'assistenza all'inclusione

Dal 1999 il mondo del lavoro ha avviato l’inserimento a pieno titolo delle persone con disabilità. E la tecnologia si sta dimostrando di grande utilità, insieme a un diverso approccio verso la disabilità.

10/06/2020 - 14:45

In TIM ci sono oltre 1.200 persone con disabilità e quasi un centinaio di persone con disabilità sensoriali (sordi e non/ipo vedenti).  Quest’ultimo tipo richiede un’attenzione particolare, perché la limitazione di uno o più sensi (vista, udito, …) può condizionare in modo sostanziale il pieno inserimento della persona nel contesto lavorativo.

Per la riqualificazione lavorativa dei colleghi sordi abbiamo fatto un grande lavoro soprattutto grazie alla tecnologia, spesso sviluppata all’interno dell’azienda, che permette di personalizzare gli strumenti di comunicazione in base alla specifica necessità: ci sono ad esempio sordi oralisti, cioè che leggono il labiale,ma anche sordi che per lo più comunicano con la Lingua dei Segni.

La più grossa innovazione è stata portata da Pedius, una start-up di TIM WCAP. Dal 2019 50 colleghi sordi hanno a disposizione, tramite Pedius e il partner Veasyt, due strumenti telematici fondamentali per la loro comunicazione con capi, collaboratori e colleghi:

  • un sistema per telefonare a qualunque numero telefonico e ricevere telefonate da qualunque numero, attraverso la transcodifica text to speech e viceversa,
  • una piattaforma di interpretariato LIS in video, da attivare online con breve preavviso.

In questo modo siamo riusciti a coprire la maggior parte delle esigenze quotidiane e a garantire un buon livello di integrazione.

La parola ai colleghi e ai CEO di Pedius e Veasyt 

Ecco cosa ne pensano 4 protagonistiRoberto Putignano, collega sordo, Cosimo Cannarile, suo collega udente, Lorenzo Di Ciaccio, Amministratore Delegato di Pedius, e Enrico Capiozzo,  Amministratore Delegato di Veasyt.

Roberto e Cosimo

Come è cambiata la tua vita lavorativa dall’inizio a oggi? La tecnologia ti ha aiutato?

Roberto: La mia carriera lavorativa è cambiata tanto da quando ho iniziato, ben 34 anni fa. Con lo sviluppo della tecnologia, l’azienda ci ha fornito tutti i migliori materiali tecnologici come smartphone, computer portatili con webcam ad alta definizione, ecc… Ovviamente questo mi ha permesso di partecipare attivamente alle video-conferenze e alle riunioni aziendali, soprattutto grazie al servizio Pedius e Veasyt offerto da TIM.

Quali sono ancora oggi le difficoltà di comunicazione di una persona sorda al lavoro?

Roberto: Nonostante tutti i miglioramenti apportati, rimangono però alcune difficoltà da affrontare. La più grande è quella di riuscire ad interpretare alcuni termini complessi. Spesso ciò non permette alle persone sorde di comprendere a pieno il significato del testo complessivo.

Come è nata la tua collaborazione con Roberto?

Cosimo: Da quando ho cominciato a lavorare con Roberto nella stessa struttura, ho capito quali sono le difficolta delle persone sorde che spesso, nell’ambito lavorativo e non, si sentivano esclusi e poco compresi.

Cosa hai imparato nel tuo percorso di affiancamento ai colleghi sordi?

Cosimo: Il punto di vista di Roberto mi ha dato una maggiore sensibilità ed empatia nei loro confronti. Perciò ho iniziato a collaborare e a creare progetti per cercare di abbattere il più possibile questa barriera.

Lorenzo Di Ciaccio

Come è nata l’idea di Pedius? Avevi conoscenze del mondo legato alla sordità?

Lorenzo: L'idea di è stata ispirata dalla storia di Gabriele, un ragazzo sordo che ha avuto un incidente d'auto e non è riuscito a chiamare i soccorsi, all'epoca lavoravo come consulente informatico e il mio lavoro era trovare le soluzioni ai problemi delle aziende con la tecnologia. Quel giorno decisi che era arrivato il momento di mettere le mie conoscenze al servizio delle persone.
Fino a quel momento non avevo idea delle difficoltà che le persone sorde devono superare ogni giorno, ho avuto modo di conoscere Gabriele che oltre ad insegnarmi un po' di lingua dei segni, ci ha aiutato a conoscere meglio un mondo diverso, ma per certi versi affascinante.

Come si coniuga il modello di business con le finalità sociali del servizio che offrite?

Lorenzo: Siamo abituati a vedere il mondo dei servizi diviso in due, il for profit e no profit, senza pensare che possono esistere modalità diverse dove il profitto è solamente uno strumento per massimizzare l'impatto sociale. Crediamo che comunicare a distanza sia un diritto di tutti, per questo offriamo a tutti i nostri utenti 20 minuti di telefonate ogni mese, mentre per volumi maggiori è disponibile un pagamento simbolico di 30 euro l'anno per chiamate illimitate. Riusciamo ad offrire questi prezzi perché il nostro business si basa su aziende come TIM che decidono di acquistare i nostri servizi per rendere accessibili i loro call center e per consentire ai loro dipendenti di telefonare e partecipare alle conferenze. Pedius reinveste tutti i suoi profitti in ricerca e sviluppo, per migliorare sempre l'accessibilità dei servizi per le persone sorde.

Chi è Lorenzo Di Ciaccio, Amministratore Delegato di Pedius: dopo 4 anni come consulente informatico ha lasciato il suo lavoro per fondare Pedius un servizio di telefonia per le persone sorde. Dal 2013 ad oggi Pedius ha permesso ad oltre 30.000 persone in 14 paesi di telefonare. Pedius ha raccolto circa 2 milioni di euro da privati Oltre a Pedius Lorenzo è attivo come docente in business ethics presso l'università Luiss Guido Carli.

Enrico Capiozzo

Come può la tecnologia colmare il gap di comunicazione tra sordi e utenti?

Enrico: Coniugando le potenzialità di mobilità offerte dalle reti 4G e 5G su moderni smartphone e tablet, con la professionalità della rete di interpreti VEASYT operanti da tutta Italia in smartworking.
L’interprete di LIS, come e più di un interprete di lingue vocali, deve garantire umanità ed empatia con i propri interlocutori.
Questo è possibile grazie alla tecnologia di video-chiamata implementata nella piattaforma VEASYT e al processo di gestione e assistenza linguistica perfezionato dall’azienda, che fanno quasi “sparire” agli occhi degli utilizzatori la componente informatica per lasciare sicurezza e piacere d’uso.

Hai una storia da raccontarci a proposito del rapporto con i vostri clienti sordi?

Enrico: Ogni singolo servizio di video-interpretariato ha con sé un pizzico di “magia”, permettendo un dialogo a volte altrimenti impossibile.
Ma in questo periodo di emergenza sanitaria e sociale, ci piace raccontare la speranza. Come quella trasmessa pochi giorni fa a un paziente sordo ricoverato in terapia sub-intensiva, che grazie a VEASYT ha potuto comunicare con il proprio dottore che lo ha rassicurato sulla sua condizione in via di miglioramento. L’interprete che ha tradotto in LIS questa notizia, seppur dietro la maschera per la respirazione del paziente, ha visto un sorriso sereno aprirsi sul volto. Un sorriso di speranza per il futuro.

Chi è Enrico Capiozzo, Amministratore Delegato di VEASYT: dopo aver studiato Ingegneria in Italia e in Olanda, nel 2012 intraprende la sfida di coniugare passione per l’innovazione, con il desiderio di “lasciare un’impronta” e generare un impatto sociale positivo per il proprio Paese. Questa è la visione di imprenditoria a valenza sociale che ha portato alla creazione di VEASYT, che a oggi ha supportato e supporta le comunicazioni di migliaia di cittadini sordi con decine di ospedali, comuni, enti e aziende, per rendere l’Italia un paese più innovativo e accessibile.

Dall'assistenza all'inclusione

Tutto cio è il risultato di un diverso approccio verso le persone disabili.   

Nel 2001 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito una nuova Classificazione delle Disabilità spostando il focus dalle persone ai contesti in cui vivono, che spesso sono non inclusivi, ostacolando la loro capacità d’agire.

Significa rivedere l’approccio alla disabilità: da quello “assistenziale” a un approccio che vuole favorire l’indipendenza e l’autonomia della persona disabile.  In tutti i contesti della vita sociale, mondo del lavoro incluso.

Dal 1999, in Italia, con la legge “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, il mondo del lavoro ha avviato l’inserimento a pieno titolo delle persone con disabilità. Purtroppo inizialmente con molti errori, creando delle equazioni dirette disabilità=mansione, quindi, ad esempio, non vedenti addetti ai centralini, persone sorde o con disabilità cognitive adibite a attività di logistica.  Un approccio che fortunatamente sta cambiando, per indirizzare la persona verso il lavoro più congeniale alle sue potenzialità complessive, non alla sua disabilità.

In TIM il primo passo per ribaltare la nostra prospettiva l’abbiamo fatto nel 2015, con la policy per l’adattamento della postazione di lavoro della persona con disabilità: prevede che la persona interessata possa chiedere, in base alle proprie esigenze, il redesign della postazione in termini sia ergonomici che funzionali, e chiedere dotazioni software/hardware specifiche.

In questo percorso, a cui lavoriamo con diverse iniziative nei programmi di diversity & inclusion, la tecnologia ci sta dando una grossa mano, come dimostra la collaborazione con Pedius.

L’obiettivo è riproposto con chiarezza nel piano industriale 2020-2022: una TIM sempre più “sostenibile” in tutti i suoi aspetti, fra i più importanti lo sviluppo del capitale umano e la valorizzazione delle diversità.   

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