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TIM al Pride 2019

TIM e le persone LGBT+: le vie dell'inclusione

Dalla sponsorizzazione e partecipazione ai Pride, alla collaborazione con l'associazione Parks - Liberi e Uguali, alla storia della collega Valentina, prima moglie LGBT+ e poi mamma durante l'emergenza Covid-19.

13/07/2020 - 12:15

Il mese dei Pride

A giugno, e nei mesi estivi successivi, le principali città del mondo si colorano di arcobaleno ospitando i festosi cortei dei Pride, le manifestazioni delle persone LGBT+(acronimo che sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender, il "+" vuole rappresentare tutte le ulteriori varianti dell’orientamento sessuale e identità di genere ) per affermare la propria identità e il proprio “orgoglio” (in inglese, appunto, “Pride”). 

Per la comunità LGBT+, il mese di giugno riveste un’importanza simbolica perché il 27 giugno di 51 anni avvennero i cosiddetti moti di Stonewall”, una serie di violenti scontri fra gruppi di omosessuali e la polizia a New York, a partire dall’irruzione in un bar gay, chiamato appunto “Stonewall Inn”. Quella data viene considerata simbolicamente il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo, e intorno ad essa si concentra l’organizzazione della "giornata mondiale dell'orgoglio LGBT+" o "Gay Pride".

TIM da 3 anni partecipa ai Pride di Milano e Roma, come sponsor e  con un gruppo nutrito di colleghi, le loro famiglie e amici.  Siamo una presenza  festosa, all’insegna dei colori aziendali tinti di arcobaleno. Quest’anno, in piena emergenza Covid, i Pride si sono tenuti solo in forma digitale ma la nostra attenzione alla valorizzazione delle diversità, all’inclusione in generale e delle persone LGBT+, non si è fermata.

TIM e l’inclusione delle persone LGBT+

Siamo stati una delle aziende pioniere in Italia, aiutati nel  cambiamento culturale interno dalla partnership con l’associazione PARKS, Liberi e Uguali, di cui dal 2009 siamo fra i soci fondatori.

Grazie al percorso costruito con PARKS, siamo stati i primi in Italia a concedere nel 2013, 3 anni prima della Legge Cirinnà, un permesso retribuito, di durata equivalente alla licenza matrimoniale, a una collega, Valentina Casula, che si univa civilmente all’estero con la sua compagna.

Da allora abbiamo anche allargato la nostra definizione di “famiglia”,  estendendo ai partner conviventi, indipendentemente dal sesso, tutti i benefit concessi ai dipendenti (automobile, assistenza sanitaria, polizza integrativa), e al nucleo famigliare anagrafico del dipendente (a prescindere dal vincolo di sangue, e quindi anche alle famiglie omosessuali e ai loro figli) la possibilità di accedere ai numerosi servizi di caring (asili nido, soggiorni estivi, soggiorni studio) aziendali.

Per le persone transgender curiamo il percorso di transizione, preparando il contesto lavorativo e attivando una policy che consente alla persona di acquisire un’identità sociale aziendale coerente con il genere verso cui sta transitando.

Recentemente, proprio Valentina Casula ha inaugurato un nuovo capitolo famigliare con la nascita di Adele. Anche in questa occasione siamo stati accanto a lei e alla sua famiglia. Abbiamo chiesto a Valentina di raccontarci questa esperienza.

La storia di Valentina

Valentina Casula

Valentina, ci racconti in breve la tua storia prima di TIM e dopo TIM?

Valentina -  Anche se da anni vivo in Toscana, sono nata in Sardegna dove ho studiato sino ai primi anni di università.

La mia storia è comune a molti ragazzi e ragazze sarde, che partono per "il continente" alla ricerca della propria strada. Proprio per questo, infatti, decido di proseguire e concludere i miei studi a Pisa e poco dopo la laurea trovo lavoro in TIM. Dopo diversi anni arriva l'amore vero e decido di sposarmi. C'è giusto un piccolo dettaglio: l'amore della mia vita si chiama Elisa, è il 2013 e quello che vorremmo fare non è permesso in Italia!

Come è arrivato il coming out in azienda?

Non ho mai ritenuto opportuno, se non con i colleghi con cui avevo più confidenza, parlare della mia vita privata, perché in questi casi c'è sempre un po' di timore, visto che non si sa mai la reazione dell'eventuale interlocutore. Nel 2013, però, con Elisa abbiamo deciso di sposarci e la questione era abbastanza complicata: la legge Cirinnà era ancora lontana, noi avremmo dovuto andare in Germania perchè in Italia non sarebbe stato possibile, e soprattutto non era previsto il classico permesso matrimoniale, a meno che non intervenisse l'azienda. Ho preso coraggio (e Elisa ha fatto altrettanto), ne ho parlato con i capi...ed è andata bene! Mi è stato riconosciuto un congedo retribuito equiparato alla matrimoniale! L'ho quindi detto ai colleghi, ed è stato un coming out "combo" perchè ho annunciato che mi sarei sposata, che l'altra persona era una donna e che sarei andata in luna di miele!

Tu e tua moglie siete state le prime persone in Italia a ricevere un permesso retribuito (tu da TIM) di durata identica alla licenza matrimoniale. Ora, per la nascita di vostra figlia l’azienda vi ha supportato con un sostegno economico per il percorso di procreazione assistita. Ci racconti questo nuovo capitolo della vostra vita?

Decidere di avere un bambino è una scelta che porta ad affrontare mille dubbi e mille ostacoli. Se poi si tratta di una coppia omogenitoriale i dubbi si moltiplicano e gli ostacoli pure. Il contributo straordinario da parte dell'azienda è stato sicuramente un aiuto per abbattere qualcuno di questi ostacoli. L'avventura è iniziata l'anno scorso con i primi viaggi a Valencia, ed è entrata nel vivo il 7 marzo con l'arrivo di Adele! Certo, la pandemia e la quarantena hanno reso tutto più strano, i dubbi restano, le paure di come la gente ci possa vedere idem, ma siamo state fortunate e vedere il sorriso di Adele tutte le mattine ripaga di tutte le fatiche fatte.

L’inclusione è stato un fattore determinate in maniera uguale  sia nella tua esperienza di vita e che in quella lavorativa?

Leggendo i fatti di cronaca, specialmente gli ultimi, mi rendo conto di essere stata sempre molto fortunata, perchè nè in famiglia nè a lavoro ho mai trovato ostacoli o pregiudizi per il mio modo di essere, nè prima nè dopo il coming out. Rimane sempre, di fondo, il timore di poter incontrare prima o poi qualcuno che non mi rispetti per ciò che sono, ma la certezza di avere un supporto alle spalle, potendo contare su una famiglia che mi sostiene e su un contesto lavorativo inclusivo è senz'altro un punto di forza che mi dà coraggio consentendomi di affrontare i problemi con una marcia in più.

Quale è la tua idea di un’azienda “inclusiva”?  In base alla tua esperienza è ancora possibile eludere questo approccio?      

Quando ho chiesto la matrimoniale, nonostante mi rendessi conto che la richiesta fosse inusuale, la mia responsabile mi disse che avrebbe comunque continuato ad insistere per un esito positivo, non perchè fossi io, ma perchè riteneva che fosse un mio diritto. Questa frase, pronunciata con una naturalezza che purtroppo in un paese come il nostro non è così scontata, è alla base dell'inclusività. Quell'inclusività che, quando è praticata a livello aziendale, consente alle persone di lavorare in un contesto sereno, senza sentirsi sbagliate o escluse o trattate in maniera differente perchè etichettato come diverse.

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