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L’importanza dell’educazione digitale

La forma di digital divide che ci riguarda più da vicino è il divario che può presentarsi tra le zone più urbanizzate di un paese e quelle più rurali, tra la fascia di popolazione più giovane e quella più anziana e altro ancora. Lo sforzo per l'educazione digitale è un passaggio fondamentale nella transizione in corso.

24/02/2020 - 12:38

Internet ha rivoluzionato il mondo. O meglio: una parte di esso. Nel pianeta, infatti, solo il 53% della popolazione è un utente di internet ed è quindi in grado di beneficiare dei vantaggi della rete. Una percentuale più bassa di quella che potremmo immaginare e che è causata principalmente da due fattori.

Il primo è il digital divide tra le diverse nazioni e continenti, un divario causato principalmente da differenze a livello infrastrutturale. Dal 94% di utenti internet dell’Europa del Nord si passa infatti al 68% dell’America del Sud e al 36% dell’Asia Meridionale, arrivando fino alle zone dell’Africa Centrale in cui la penetrazione della rete si ferma al 12% (fonte: report We Are Social).

Queste disparità sono causate principalmente da fattori economici e dalla mancanza di infrastrutture adeguate in alcune aree del mondo, che quindi ancora oggi faticano a entrare appieno nella nuova era digitale. Ma c’è una seconda forma di digital divide che ci riguarda più da vicino: quella interna alle nazioni. È il divario che può presentarsi tra le zone più urbanizzate di un paese e quelle più rurali, tra la fascia di popolazione più giovane e quella più anziana e altro ancora.

Anche negli Stati Uniti, nazione pioniera di internet, il 12% della popolazione ancora oggi non ha mai utilizzato la rete. Si tratta, nel 34% dei casi, di persone over 65, mentre la percentuale crolla al 2% se si prende in considerazione chi ha tra i 18 e 40 anni (fonte: Pew Research). E in Italia? Le cose da noi vanno un po’ peggio: circa il 21% degli italiani infatti non utilizza la rete (fonte: Eurostat). Non solo: l’Italia è al 24° posto su 28 per quanto riguarda l’adozione del digitale. Vale a dire che più di un quarto delle famiglie non dispone di PC e meno di 4 italiani su 10 fanno acquisti online (fonte: Istat, Eurostat). E questo nonostante l’80% delle case italiane siano raggiunte dalla banda ultralarga e il 99% del territorio nazionale sia coperto dal 4G.

Anche in questo caso, la fascia di popolazione meno connessa è quella composta da donne e uomini over 50, spesso con una bassa scolarizzazione e che abitano per lo più nei centri minori. Ma perché è importante che la trasformazione digitale coinvolga una parte sempre crescente di cittadini? Per esempio, perché una percentuale significativa di italiani che non utilizza i servizi online costringe la pubblica amministrazione a restare prevalentemente analogica, con tutto ciò che ne consegue in termini di costi e di efficienza. O ancora perché non consente di sfruttare appieno le potenzialità della internet of things e del 5G.

Queste sono solo alcune delle ragioni per cui è importante sviluppare l’educazione digitale e permettere all’Italia di diventare in tutto e per tutto una smart nation: più efficiente, più rapida, più semplice. In una parola: più connessa. Tra i programmi che puntano proprio a diffondere internet nel nostro paese ce n’è uno organizzato da TIM, chiamato Risorgimento Digitale.

Già dall’11 novembre, per oltre un anno, 3 truck di TIM stanno raggiungendo tutte le 107 province italiane (da Trapani fino ad Aosta), con a bordo squadre di formatori che saranno a disposizione nelle piazze di ciascun paese toccato per insegnare a utilizzare la rete a chi ancora non ha confidenza con questo strumento e per promuovere un utilizzo più consapevole delle nuove tecnologie. Dall’homebanking al cloud, dall’accesso ai servizi online della pubblica amministrazione alla PEC, fino alla gestione corretta e sicura di un account sui social network. Il tutto attraverso incontri, laboratori e workshop, per un totale di 20mila ore di lezione e con la possibilità di formare direttamente oltre 100mila persone e indirettamente anche un milione.  

Non solo: sempre nel contesto del programma di Risorgimento Digitale, TIM ha recentemente siglato un’intesa con il ministero della Pubblica Amministrazione, finalizzato a supportare la formazione digitale dei dipendenti pubblici (in aula o con e-learning), nell’ambito delle strategie di Open government orientate allo sviluppo di una democrazia autenticamente partecipativa.

I dati sui partecipanti complessivi all’iniziativa confermano ancora una volta dove ci sia più necessità di intervenire. Il 60,3% di chi finora ha seguito le opportunità di apprendimento offerte da TIM ha infatti più di 60 anni, percentuale che scende al 31,7% nella fascia 40-59 e arriva al 7,9% tra i 20 e i 39 anni. Nel complesso, invece, è quasi inesistente la differenza di genere, con il 49,8% dei partecipanti di sesso maschile e il 50,2% femminile.

TIM non è l’unica grande realtà internazionale che ha dato vita a progetti ambiziosi per diffondere i benefici della rete: nel Regno Unito, BT (British Telecom) ha organizzato corsi per migliorare le skill digitali dei cittadini britannici, collaborando con realtà come Google o LinkedIn. Negli Stati Uniti, un colosso come Verizon già dal 2012 supporta le famiglie a basso reddito, fornendo a un numero crescente di ragazze e ragazzi i dispositivi e gli strumenti per accedere alla rete. In Germania, Deutsche Telekom ha dato vita a un programma educativo rivolto alle scuole secondarie inferiori, con l’obiettivo di introdurre i giovani alla tecnologia digitale e alle professioni tecniche e tecnologiche.

Esperienze tra loro diverse ma che hanno un obiettivo comune: avvicinare a internet chi ancora è rimasto indietro e aiutare i più giovani a utilizzare la rete e i social in maniera consapevole, conquistando competenze indispensabili per il domani. Perché l’evoluzione tecnologica è ancora oggi in pieno svolgimento e un nuovo mondo di opportunità si aprirà con la diffusione del 5G. Tutti devono poter approfittare della trasformazione digitale e dei suoi immensi benefici.

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