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Second Life precursore

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A metà degli Anni 2000 era considerato il futuro delle relazioni interpersonali e del web. In molti credevano che avrebbe rivoluzionato il modo in cui conosciamo le persone e introdotto gli avatar tridimensionali nelle nostre vite. Il mondo virtuale creato da Liden Lab raggiunse rapidamente l’apice del successo con punte di circa 90 mila utenti connessi contemporanei, ma altrettanto rapidamente è scivolato nel dimenticatoio, pur rimanendo attivo con circa 800 mila utenti iscritti, nonostante i vari tentativi della software house di rilanciare quello che era il suo prodotto di punta.
Second Life è stato un mondo brulicante di persone, attività commerciali e aziende (grandi nomi del mondo della tecnologia, ricordo per esempio IBM, hanno speso milioni di dollari per la propria presenza in Second Life), oggi il suo colorato mondo virtuale è diventato una landa desolata e disabitata, con ampie porzioni di mondi virtuali "libere".

Figura: Il Virtual Shop Telecom Italia

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I più, me compreso, pensavano non esistesse più e invece ha ancora un nucleo di utenti che non ha abbandonato i propri avatar – creati magari più di 10 anni fa – e che utilizza gli spazi pubblici di Second Life per ritrovarsi con vecchi amici incontrati chissà dove e chissà quanto tempo fa: una nicchia. Nicchia anche di altro tipo: statistiche non ufficiali dicono che il 20% della superficie di Second Life attuale è utilizzata proprio per incon tri a “luci rosse”.
Guardando oggi al Metaverso si può derivare qualcosa dall’esperienza Second Life e dal suo per corso?
Sicuramente un aspetto importante è che il livello di tecnologia oggi disponibile è molto diverso rispetto a 20 anni fa, a partire dalla banda Internet per arrivare ai processori e ai device e bisogna anche considerare che il mondo è cambiato e la pervasività del digitale è e vidente. Vero che non sono solo questi due aspetti a definire un successo di una piattaforma, ma aumentano le probabilità di successo, in quanto riducono la soglia di ingresso e abilitano molti attori anche sconosciuti a proporsi sul mercato, per cui non ci saranno solo proposte di piattaforme specifiche, ma anche l’integrazione di nuove funzionalità di intrattenimento all’interno di piattaforme e servizi esistenti. Un altro aspetto importante è che il Metaverso si coniuga perfettamente con la cultura attuale dei videogiochi e dei gamers, proponendo esperienze simili anche nelle applicazioni di tutti i giorni: dalla call con i colleghi alla visita virtuale dello stadio della propria squadra del cuore, fino a poter provare l'esperienza di un prodotto prima dell'acquisto. La differenza rispetto a Second Life è proprio questa: un'esperienza diversa, immersiva, più completa aperta a ogni tipo di applicazione in moltissimi se non tutti i domini: il Metaverso, poi, va a braccetto con altre tecnologie, come blockchain, crypto valute e NFT che non esistevano 20 anni f a.
Sinteticamente il Metaverso di oggi ha più possibilità di Second Life, perché c’è un pubblico più pronto, un web più veloce che può supportare un’esperienza utente di qualità anche in mobilità, device che permettono esperienza virtuale molto diversa ed immersiva, ma il reale snodo sarà, al solito, diventare strumento nella “nuova” quotidianità e non ridursi a nicchia seppur più grande, ma pur sempre nicchia. Riuscirà il Metaverso a diventare una rivoluzione del nostro tempo come, ad esempio, lo è stata Amazon per il segmento retail? Oppure nonostante il contesto tecnologico e sociale sia più adeguato rispetto a 20 anni fa, rimarrà uno strumento che rende “più carino” effettuare delle azioni tradizionali, ma che, superata l’onda della curiosità, rimarrà uno strumento di nicchia?
Personalmente penso che uno strumento che rende “più carino” effettuare delle azioni nella quotidianità non sia sufficiente, non migliora la qualità di vita, non rende più semplice fare qualcosa, come ad esempio fa Amazon quando semplifica il ricevere o restituire dei prodotti a casa (cosa che a mio modo di vedere è stata la vera “killer app” di Amazon).
La quotidianità dal mio punto di vista non sarà nei prossimi anni “virtualizzata” o “virtualizzabile”, usando sempre l’esempio di Amazon, molti esercizi hanno chiuso travolti dall’online, ma sono aumentati i negozi di frutta e verdure fresche e questo indica che andiamo ancora verso un mondo ibrido, dove alcuni consumi potranno vivere su una dimensione virtuale, ma per altri prodotti avrà ancora più senso vivere fuori dalla rete, dal biologico ai grandi brand. D’altra parte, sul Metaverso sta investendo Meta, la nuova azienda di Zuckerberg, ci si domanda se è perché ci credono o perché il ramo Facebook si stia inaridendo. E ancora… quanto il suo Metaverso terrà conto del “caso Second Life”? Perché Meta dice che “la qualità distintiva del Metaverso sarà una sensazione di presenza, come se fossi proprio lì con un’altra persona”, ma queste sono state le medesime parole che erano state usate per promuovere Second Life a universo oltre lo specchio… Lascio con una riflessione che aiuterà ognuno di noi a comprendere il proprio grado di ottimismo sul futuro del Metaverso: il metaverso dovrebbe avvalersi di strumenti come visori per la realtà virtuale, interfacce aptiche e chissà quali altre tecnologie… siamo davvero pronti a integrarle nella nostra quotidianità o è solo “carino”?